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Follador e il Prosecco DOCG: l’identificazione dell’unicità

12/05/2016

Sono trascorsi ormai sette anni da quando, nell’agosto del 2009, è stata ufficialmente disposta la tutela del Prosecco a Denominazione di Origine Protetta, a livello sia comunitario che internazionale. Il prestigioso riconoscimento è arrivato esattamente quarant’anni dopo quello di Denominazione di Origine Controllata, risalente al lontano 1969.

Spesso si fa riferimento al “disciplinare” dei vini DOCG, ma non tutti conoscono a fondo il significato e la reale portata di questo documento ufficiale, composto di numerose pagine e sezioni che definiscono minuziosamente tutti i requisiti dei vini, le corrette tecniche di produzione e le caratteristiche al consumo. Secondo il testo, che si può leggere integralmente scaricandolo dal sito della regione Veneto, il vino deve essere prodotto con un minimo dell’85% di vitigno Glera e per un massimo del 15% di uve Verdiso, Bianchetta, Perera. Per gli spumanti si possono utilizzare anche uve Pinot e Chardonnay.

A seguito dell’attribuzione della DOCG al Conegliano Valdobbiadene, non si parla più di un vino ottenuto da un determinato tipo di vite, bensì di un prodotto enologico appartenente a uno specifico territorio.

Conegliano Valdobbiadene, insieme alla piccola zona dei Colli Asolani, rientra quindi a pieno titolo nella più alta classificazione italiana dei vini di qualità: la Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

La zona di produzione è quella storica, limitata ai 15 comuni collinari tra le due capitali produttive; un’area di estensione limitata che conferma l’unicità del prodotto. I vigneti dell’Azienda Follador sono situati nel cuore del territorio; la gamma superiore comprende 4 DOCG nelle categorie Cuvée Torri di Credazzo, Cartizze, Brut ed Extra-Dry. Una tradizione di eccellenza che si perpetua.